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	<title>Officina dell'informazione</title>
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		<title>Officina dell'informazione</title>
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		<title>che Razza d'Italia</title>
		<link>http://www.donchisciotte.net/officinainformazione/breve.php3?id_breve=251</link>
		<date>2007-11-09 14:35:40</date>
		<description>&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;
&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;di Wu Ming&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Invitiamo tutti quanti a leggere e diffondere l'editoriale di Valerio
Evangelisti pubblicato oggi su Carmilla:
http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002437.html&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Intanto diciamo due parole anche noi.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Atmosfera da pogrom. Nel 1997 accadde qualcosa di molto simile con gli
Albanesi - se non peggio, perché in quel caso non c'era nemmeno un
omicidio con stupro a fare da detonatore, soltanto disperati che
fuggivano in massa da un futuro di merda.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Siamo andati a ripescare gli articoli di allora: governo Prodi, Veltroni
vicepremier, fiumi di inchiostro sul popolo di sinistra che si scopre
razzista e tutto sommato non diverso dall'elettorato della Lega Nord, un
decreto xenofobo varato su pressione del centrodestra e condannato dalla
comunità internazionale (in quel caso la possibilità, per la nostra
Marina, di bloccare navi albanesi anche fuori dalle acque territoriali
italiane), infine una strage (terribile, più di cento albanesi morti
annegati nel canale d'Otranto, quasi certamente speronati da una nave
italiana, caso immediatamente insabbiato e rimosso dalla coscienza
collettiva).&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;***&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La sovrapposizione totale tra Rom e cittadini della Romania è un
processo di &quot;identificazione&quot; che lascerebbe attoniti, se qualcosa fosse
ancora in grado di attonarci.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I Rom non sono tutti rumeni e non tutti i cittadini rumeni sono Rom. I
Rom in Romania sono il 2,46% della popolazione. Il nome &quot;Romania&quot; deriva
dalla storia delle conquiste imperiali romane, mentre il termine &quot;rom&quot;
nella lingua romané (lingua di ceppo indo-ariano) significa &quot;uomo&quot;,
anzi, più precisamente significa &quot;marito&quot; (e &quot;romni&quot; significa
&quot;moglie&quot;). Esistono individui di etnia Rom in quasi tutti i paesi
dell'Europa sud-orientale, e molti vivono anche in altri continenti.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'identificazione surrettizia tra etnia e cittadinanza (oramai accettata
anche &quot;a sinistra&quot;) emana sempre un fetore nazista: gli ebrei non
potevano essere tedeschi, polacchi, russi, italiani... erano ebrei e
basta, quindi &quot;allogeni&quot;, e il corpo sociale andava depurato da quella
tossina. E una nazione che tollera un gran numero di allogeni non può
che essere allogena essa stessa.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Peccato che in Romania gli unici veri &quot;allogeni&quot; siano i padroni
italiani che hanno chiuso baracca e burattini in Italia per andar là a
sfruttare una manodopera sottopagata e priva di diritti. Categoria di
cui si è fatto rappresentante, poche settimane fa, il demagogo Beppe Grillo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;***&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sulla base di cosa, poi? Del fatto che i Rom/rumeni sono delinquenti,
stupratori, assassini che hanno valicato i &quot;sacri confini&quot; della Patria
e oggi seminano il terrore.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Peccato che stupro e ginocidio (= assassinio di donne) siano una
specialità molto italiana. Secondo dati ISTAT del 2005, nel 20,2% dei
casi denunciati (che a loro volta sono solo il 43% dei casi segnalati)
lo stupratore è il marito della vittima; nel 23,8% il colpevole è un
amico; nel 17,4% è il fidanzato; nel 12,3% è un conoscente. Soltanto nel
3,5% dei casi il colpevole è un estraneo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Lo ripetiamo perché suona vagamente importante: soltanto nel 3,5% dei
casi denunciati il colpevole di stupro è un estraneo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E secondo il Soccorso Violenze Sessuali della Clinica Mangiagalli di
Milano, il 50% delle vittime di stupri che avvengono in strada sono
donne straniere.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma ovviamente fa notizia soltanto il caso (terribile ma sporadico) della
donna italiana aggredita dallo straniero, dal barbaro, dall'allogeno.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quanto agli omicidi, poco tempo fa il Procuratore di Verona Guido
Papalia ha dichiarato: &quot;Oramai uccide più la famiglia che la mafia.&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In Italia i carnefici delle donne sono sei volte su dieci italiani,
italianissimi, e agiscono tra le mura domestiche, con armi da fuoco o
coltelli da cucina, strangolando o picchiando a sangue, appiccando il
fuoco o annegando nella vasca da bagno.
La media italiana è di 100 uxoricidi all'anno.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Però il problema sono i rumeni.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Che razza di paese è quello dove il Palazzo e la Piazza si
scontrano/incontrano/aizzano a vicenda sulla base della stessa condivisa
ignoranza, senza pudore, senza rispetto, obnubilati da un razzismo e
provincialismo ottuso, che fa sembrare Peppone e Don Camillo due
illuminati cosmopoliti?&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E' l'Italia. Non c'è modo di definirlo. Questo posto è unico al mondo e
non regge paragoni, fa categoria a sé, ogni aggettivo è inadatto,
superato dalla notizia di domani.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E nel frattempo?
Aspettiamo la strage?
Va bene, purché sia Democratica.&lt;/p&gt; &lt;hr class=&quot;spip&quot; /&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002437.html&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;***********&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Romania fa rima con etnia?&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;di Valerio Evangelisti&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;RomaniaBandieraBucata.gifL'identità dei rumeni è tale da rendere
difficoltose le campagne d'odio razziste cui siamo ormai abituati. Sono
di pelle bianca. Sono in maggioranza di fede cristiana (sia pure nelle
variante greco-ortodossa). Parlano una lingua che discende in linea
diretta dal latino. Fanno parte dell'Unione Europea.
Non si possono applicare loro, insomma, i consueti alibi che
giustificano il razzismo dilagante in questa porcheria di paese: lo
&#8220;scontro di civiltà&#8221;, la &#8220;lotta al terrorismo&#8221;, la differenza di
culture, e via delirando. I rumeni si chiamano così proprio per
l'impronta lasciata loro dall'annessione a Roma - ammesso che simili
argomenti abbiano un senso. Anzi, quando l'impero romano era ormai
scomparso, là se ne teneva vivo un brandello. Dico questo per prevenire
le obiezioni delle canaglie fasciste, sempre pronte ad asservire la
storia per giustificare i propri delitti. Non vi serve cercare Dna
particolari. La Romania era ed è più latina di quanto non lo sia
l'ipotetica &#8220;Padania&#8221;. Se siete fascisti, siatelo fino in fondo. Se
siete &#8220;padani&#8221;, andate affanculo. Da bravi barbari, vi bevete l'acqua
del dio fiume, con larve annesse. Prosit!&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Veniamo al caso che invade le cronache. Un rumeno, per la precisione un
Rom, violenta e uccide una povera donna. Dove abito io, l'ultima
violenza carnale di una lunga serie è stata commessa, se ricordo bene,
da un calabrese ubriaco. Non mi risulta che, per questo, la Regione
Emilia-Romagna abbia rotto le relazioni con la Regione Calabria, né che
si sia scatenata una caccia al calabrese.
Invece, se le cronache dicono il vero, il governo Prodi avrebbe
richiamato l'ambasciatore in Romania. Non so se la notizia sia fondata,
però ho visto Walter Veltroni, segretario del futuro Partito
Democratikkko e sindaco di Roma, lamentare a Ballarò che i rumeni in
Italia sono troppi (riecheggiando Beppe Grillo, altra brava persona), e
rivendicare con orgoglio la distruzione delle loro baracche (dove siano
finite le famiglie degli &#8220;sfollati&#8221; non si sa). Intanto, grazie anche
alle indirette istigazioni dello stesso Veltroni, squadre di
&#8220;giustizieri&#8221; sprangavano rumeni qualsiasi mentre, carichi di borse,
uscivano da un supermercato, e distruggevano un negozio di &#8220;specialità
dalla Romania&#8221;. Il Giornale applaudiva questa reazione spontanea delle
masse.
A mia conoscenza, mai il governo degli Stati Uniti ha convocato
diplomatici italiani per rinfacciare loro ciò che stavano facendo, in
territorio americano, gli affiliati alla Mano Nera o a Cosa Nostra.
Pescava i colpevoli, se ci riusciva, e li sbatteva in galera.
Solo da noi si fa ricadere un crimine su un popolo intero, e si prende a
pretesto un delitto per criminalizzare una nazionalità nel suo
complesso. Che i rumeni si consolino. Prima era già accaduto agli
albanesi, ai nordafricani, ai polacchi, agli &#8220;slavi&#8221; in genere, ai
meridionali. Nel Medioevo, i Veltroni di allora (o i Fini, o i Casini, o
i Berlusconi, o i leghisti del tempo) imprecavano contro gli ebrei, che
dissanguavano bambini cristiani. La - da me non tanto - compianta Oriana
Fallaci inveiva contro i somali, rei di sporcare Firenze. Ogni epoca ha
il suo stronzo, e la sua vittima.
Tornando ai rumeni, delinquenti per vocazione genetica, cos'abbiamo
fatto noi a loro? Una qualche reciprocità esiste.
Era appena caduto il regime di Ceausescu e già migliaia di
&#8220;imprenditori&#8221; italiani (chiamiamoli con il loro nome: &#8220;padroni&#8221; e
&#8220;padroncini&#8221;) si fiondavano in Romania, come in altri paesi dell'Est,
alla ricerca di manodopera sottopagata. L'avvilente epopea di questi
tristi avventurieri è appena stata narrata da Andrea Bajani in un
bellissimo romanzo, altamente consigliabile: Se consideri le colpe,
Einaudi, 2007. I &#8220;portatori di progresso&#8221; italiani si rendevano complici
di un doppio crimine: togliere lavoro in Italia e instaurare lavoro
schiavistico altrove. Intanto un paese, sottratto a una dittatura ma
lasciato nelle braccia del neoliberismo più brutale, assisteva a un
degrado progressivo, e diventava tra i massimi esportatori di
delinquenti e, soprattutto, prostitute. Nessuno, come i clienti di
queste ultime, apprezza i benefici del capitalismo. D'altronde la merce
è varia: un volo aereo e c'è, alla periferia di Timisoara, un bordello
in cui sono in vendita minorenni dei due sessi. I padroncini vi si
affollano.
Fa comodo la miseria altrui, purché resti a casa propria. Se viene qua,
si trasformerà in puro accidente o in scelta criminale.
Che schifo! Che paese (o etnia, a questo punto?) di merda è diventato
l'Italia!&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;***************************&lt;/p&gt;</description>
		<dc:date>2007-11-09T13:35:40Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
	</item>
	
	<item>
		<title>9 NOVEMBRE: SCIOPERO GENERALE</title>
		<link>http://www.donchisciotte.net/officinainformazione/breve.php3?id_breve=250</link>
		<date>2007-11-07 17:50:12</date>
		<description>&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;
&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;PER ROMPERE CON IL GOVERNO PRODI
PER ROMPERE LE COMPATIBILITÀ NEOLIBERISTE BIPARTISAN
PER PORTARE Ad UN PIÙ ALTO LIVELLO LA LOTTA DI CLASSE PER UN'ALTERNATIVA E UN PROGRAMMA COMUNISTA&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I metalmeccanici, schierandosi contro il Protocollo del 23 luglio, hanno rialzato la testa, hanno mostrato a tutta l'Italia, e soprattutto alla CGIL, che gli operai e i lavoratori italiani non sono normalizzati e non hanno accettato di infilare la testa nel cappio della forca ordinata da Confindustria e allestita dal Governo Prodi. Gli scandalosi risultati della consultazione-farsa dei Sindacati concertativi e governativi CGIL-CISL-UIL, che avrebbero presentato l'82% di Sì e il 18% di No, non hanno fatto abbassare la testa al più grande ed importante sindacato metalmeccanico di Italia, così come non hanno fatto arrendere i sindacati di base, Cobas in testa.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Martedì 30 ottobre gli operai sono scesi in sciopero per un rinnovo contrattuale degno di questo nome, aggirando la &#8220;mancia&#8221; di 30 euro che Montezemolo, per mano dell'Amministratore Delegato della FIAT Marchionne, ha offerto non perché le vendite e i profitti della FIAT stanno andando a gonfie vele, ma solo per rinviare la firma del contratto nazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Lo sciopero è avvenuto in un momento decisivo della lotta politica più generale, all'indomani della farsa referendaria in cui solo i dati delle fabbriche hanno offerto risultati che rispondono al livello dello scontro sociale oggi in atto nel nostro paese. Per aver fatto emergere questa realtà, sia attraverso il voto, sia con le posizioni espresse, la FIOM è stata messa sotto accusa da Epifani. Nella CGIL il dissenso o anche solo una posizione diversa, viene dichiarata incompatibile; così, anche le aree programmatiche «Lavoro e Società» (ex maggioranza CGIL) e «Rete 28 aprile» sono nel mirino, l'una per aver partecipato alla manifestazione di Firenze del 29 settembre, l'altra per aver denunciato le irregolarità nel voto sul protocollo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La riuscita dello sciopero dei metalmeccanici ha rappresentato, perciò, un passaggio decisivo non solo per la difesa dei diritti e degli interessi salariali di tutti i lavoratori, ma anche per una lotta politica più generale contro le politiche neoliberiste che, in maniera quasi identica, sono portate avanti da centrodestra e centrosinistra.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dopo la riuscita manifestazione dei metalmeccanici, i sindacati di base hanno indetto lo sciopero generale di oggi 9 novembre non solamente per chiedere maggiori risorse per il rinnovo del contratto del Pubblico Impiego (come hanno fatto i Sindacati di Stato), ma contro la Finanziaria 2008 e l'intera politica del Governo Prodi, contro i tagli alle spese sociali e l'aumento delle spese militari. Lo sciopero di oggi è anch'esso un appuntamento importante per riattivare - a fianco dei lavoratori - altri importanti settori di movimento, e per ricostruire un blocco sociale anticapitalista che si muova nella prospettiva di una trasformazione rivoluzionaria della società italiana il cui obiettivo sia l'abolizione del lavoro salariato e dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Noi comunisti del Comitato Comunista Toscano siamo a fianco degli operai e di tutti i lavoratori che si oppongono alle politiche filo padronali del Governo Prodi, per smascherare gli opportunismi delle forze politiche della sinistra governista e ricostruire un progetto di alternativa anticapitalista e comunista in Italia. Le rivendicazioni sindacali, la lotta di classe e la ricostruzione di un blocco sociale anticapitalistico potranno essere vincenti solo se legate in modo indissolubile alla lotta politica rivoluzionaria per una società in cui i lavoratori abbiano nelle proprie mani tutto il potere di decisione: la società socialista.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;• CONTRO I TAGLI ALLE SPESE SOCIALI E L'AUMENTO DELLE SPESE MILITARI
• PER LA DIFESA E L'AUMENTO DEI SALARI E DELLE PENSIONI
• PER UNA NUOVA SCALA MOBILE • PER POSTI DI LAVORO STABILI E A TEMPO PIENO
• PER IL SOCIALISMO&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;COMITATO COMUNISTA TOSCANO
Tel. 055583124 - Tel. 0574400361&lt;/p&gt;</description>
		<dc:date>2007-11-07T16:50:12Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
	</item>
	
	<item>
		<title>Cuba ed il web: l'altra informazione</title>
		<link>http://www.donchisciotte.net/officinainformazione/breve.php3?id_breve=249</link>
		<date>2007-10-31 16:40:55</date>
		<description>&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;
&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Ovvero l'isola dimenticata e blasfemata dai media occidentali&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Senza entrare a riformulare la storia di Cuba dalla rivoluzione della Sierra Maestra ai giorni nostri, evidenziamo il fatto che -limitandoci ad analizzare la situazione italiana- tutti o quasi i media dedicati all'informazione, non parlano di Cuba oppure descrivono la stessa, come isola antidemocratica dove regna una dittatura ormai fuori dal tempo.
Quel che peggiora la situazione è che la sostanza di questa annotazione, viene condivisa anche da molte testate storiche della sinistra italiana tranne rarissime eccezioni.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questi ultimi anni, e cioè dal crollo del muro e lo scioglimento dell'idea comunista in occidente, anche le sinistre europee si sono ben guardate da difendere quanto era giusto fare al fianco di Cuba, limitandosi di intervenire oppure non facendolo affatto, per dimenticarsi degli scheletri dentro l'armadio che, dato il trend politico, dovevano in qualche modo occultare per farli cadere nel dimenticatoio.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Si è quindi passati da una politica di disinformazione pilotata dai poteri classici dell'imperialismo che, quanto meno in passato, vedevano una certa minima difesa da parte dell'informazione di sinistra ad un passaggio successivo -quello attuale- che non vede più neppure quella minuscola dose di contrapposizione assicurata dall'allora Partito Comunista Italiano, lasciando spazio libero alla manipolazione mediatica decisa da Washington ed accettata come l'unica verità possibile.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ci sono delle piccole sacche di controinformazione che, a volte, cercano di creare dei fastidi alle notizie gestite dalla bieca normalità targata USA, che rappresentano l'eccezione alla regola anche se, in effetti, la produzione controinformativa è solo di nicchia.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Con lo sforzo recentemente realizzato dal settimanale ‘La Rinascita', organo del PdCI, che vede la pubblicazione ogni mese di una speciale edizione del Granma Internacional in italiano, direttamente gestita dall'Avana, si sta cercando di creare una contrapposizione editoriale che possa aiutare la fornitura di notizie ed opinioni che cercano di spiegare la realtà di Cuba e della sua gente.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Poi, c'è lo spazio web che, fino ad oggi pur se controllato, offre ancora possibilità di editare notizie ed informazioni con una certa disponibilità.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per quanto riguarda il web italiano, i siti che trattano l'argomento Cuba sono migliaia. Si va da siti amatoriali che vengono pubblicati per il singolo piacere di pubblicare diari di viaggio accompagnati da foto, ad accesi forum dove sia gli amanti della cubania che, purtroppo, trollers si scambiano opinioni spesso al di fuori dalle righe, per passare a siti di associazioni pro e contro la politica cubana.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Moda esplosa agli inizi degli anni '90, allorquando l'andare a Cuba, era considerato un must per la scoperta di veri valori, soavi ed affascinanti atmosfere, ritmi caraibici sui quali ballare e piacevoli bellezze locali.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La vera Cuba, bisognosa di valuta pregiata portata da un turismo di massa (non sempre consapevole), vedeva in questa opportunità di viaggi e vacanze, una maniera per sconfiggere il periodo especial derivato dal crollo degli aiuti forniti dai paesi dell'est Europa a loro volta apertisi al mondo occidentale, rinnegando l'idea comunista.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La genuinità di una popolazione allegra e disponibile che si trovava ad affrontare una massa di turisti dollarosi alla ricerca di emozioni facili, è stata spesso fraintesa e si è trovata nella condizione di subire facili e gratuiti giudizi, frutto anche di manipolazioni mediatiche appositamente create per far risuonare la grancassa del facile moralismo pronto a colpire la politica cubana tacciandola come opportunista e puttaniera.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tutto sommato, nel parlare bene o male di Cuba, si è generato un movimento di informazioni -spesso arbitrarie e falsate- che ha acquisito una sua decisa presenza in internet.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Moltissimi di questi siti con il passar del tempo, si sono persi tra le nebbie del dimenticatoio perdendo di conseguenza, l'utenza che li visitava.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quelli rimasti, invece, hanno fidelizzato nel tempo una certa affiliazione di visitatori che rappresenta il zoccolo duro degli amanti di Cuba e che cercano di essere sempre aggiornati di notizie provenienti dall'isola caraibica.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ovviamente anche in questo settore esistono delle macro e micro differenze che sono dettate dall'affidabilità delle notizie, al loro aggiornamento, ai contributi informativi che vengono pubblicati.
La voce della rete, però, può essere fortificata da alleanze senza frontiere che talvolta, legano siti amici di Cuba, lontani geograficamente tra loro ma uniti dallo stesso senso di valori solidali e politici.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gli scambi interattivi di notizie ed iniziative, varcano i limiti della distanza per rafforzare l'idea di partecipare alla distribuzione della verità su Cuba. Ecco quindi Italia, Argentina, Brasile, Spagna, USA, Messico e Cuba, interagire tra loro scambiandosi contributi, idee, argomentazioni e suggerimenti da far esplodere all'esterno di quella stantia e falsa verità targata Stati Uniti.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Newsgroup, forum, newsletters e siti web vengono percorsi dalla coerenza delle idee al fianco di Cuba, di Fidel e Raul, della storia e della Revolucion Cubana per dimostrare i valori (ed anche gli errori con un limpido senso critico) e i risultati raggiunti e raggiungibili da uno status politico e sociale che resiste ad un ingiusto ed anacronistico blocco economico, allo strangolamento mediatico ed alle ingiustizie che dal 1959, segnano questo Stato Sovrano.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La storia dei cinque eroi, il caso di Posada Carrilles assassino dell'italiano Fabio Di Celmo, il terrorismo contro Cuba, il bloqueo ed altro, possono trovare voce all'interno di spazi che di virtuale hanno poco.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Spesso è l'abnegazione ed il sacrificio di persone che si dedicano anima e corpo a questa specie di missione, ad animare il desiderio di far conoscere al mondo della rete, quale sia la reale verità pur andando incontro a spendere ore e soldi, per dire ciò che c'è da dire e produrre uno sforzo per mostrare la vera identità di questo popolo che, dalla fine della dominazione spagnola, orgogliosamente cerca di mantenere intatto il proprio senso di appartenenza alla propria patria che mai ha venduto ad alcun offerente.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Basterebbe solo questo senso di dignità per far capire quanto sia importante Cuba nel panorama mondiale, tralasciando l'ideologia socialista che ha fatto di Cuba il peggior nemico degli USA, il Davide che ha sconfitto l'enorme Golia e tutti i suoi alleati.
Per Cuba, per amore della giustizia, esiste questa controinformazione che sempre lotterà al fianco di questo faro che illumina il sud del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Aldo Galvagno&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;</description>
		<dc:date>2007-10-31T15:40:55Z</dc:date>
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	<item>
		<title>Apologia... del Lonely Planet</title>
		<link>http://www.donchisciotte.net/officinainformazione/breve.php3?id_breve=247</link>
		<date>2007-10-30 16:33:14</date>
		<description>&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;
&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;martedì 30 ottobre 2007&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sui quotidiani di ieri c'erano due notiziole secondarie, eppure straordinarie, di quelle che danno la misura dell'ignoranza, l'approssimazione e l'impudenza con la quale viene selezionata la classe dirigente, quella che prende decisioni per tutti. La prima riguarda l'Iraq, la seconda riguarda una curiosa proposta di legge del deputato dell'UDC Luca Volontè.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La prima è che l'invasione dell'Iraq sarebbe stata organizzata con... un Lonely Planet del 1994. Chi scrive considera LP un complemento indispensabile. Mi ha accompagnato in ogni viaggio al di fuori di mete turistiche conosciute fin da un grande viaggio nella Cina pre-boom economico. Ma non ci invaderei mai un paese, a meno di non voler bombardare ostelli, mercatini ed Internet point. Eppure la diplomatica statunitense Barbara Bodine lo racconta proprio così alla BBC: &quot;nessuno [nel gruppo che doveva fare il piano] aveva un'idea precisa dell'Iraq, e allora ci siamo basati sul Lonely Planet del 1994&quot;. Se non stessimo parlando di un crimine che ha causato centinaia di migliaia di morti ci sarebbe da ridere. E visti i risultati, credo che Lonely Planet debba scartare l'idea di campagne pubblicitarie del tipo: &quot;utile anche per invasioni e bombardamenti intelligenti&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'altra notizia supera in peggio i gemellini polacchi Kaczynsky. Un deputato dell'UDC, Luca Volontè, pseudo-polemista da panino del TG1 da far rimpiangere Elio Vito, Schifani e Nania ha presentato una proposta di legge per rendere un crimine l'apologia del comunismo. All'analfabeta e demagogo dell'UDC ha risposto in maniera ineccepibile -e tanto basta- il neodemocristiano Gianfranco Rotondi (mi atteggio a Gianni Mura, voto 9): &quot;il comunismo italiano non ci ha negato la libertà, ma ce l'ha portata col sangue dei partigiani&quot;. Valga anche come bacchettata a Walter Veltroni.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;gennaro carotenuto&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
		<dc:date>2007-10-30T15:33:14Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
	</item>
	
	<item>
		<title>Apologia di comunismo l'Udc inventa un reato</title>
		<link>http://www.donchisciotte.net/officinainformazione/breve.php3?id_breve=248</link>
		<date>2007-10-29 00:00:00</date>
		<description>&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;
&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La proposta del capogruppo alla camera dell'Udc Luca Volontè&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ROMA - Si chiama Luca Volontè. E' capogruppo alla Camera dell'Udc. Piuttosto attivo, il suo volto è spesso impacchettato nei pastoni dei tg Rai, le sue idee chiare e conseguenti. Ha deciso di stanare tutti i comunisti italiani.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sulla scorta delle notizie ricevute dalla Polonia dei gemelli Kaczynski, tra l'altro appena sconfitti alle urne, Volontè ha deciso di aprire la più grande delle questioni politiche. &quot;Martedì mattina ogni deputato riceverà in casella il modulo di adesione alla nostra proposta di legge di riforma costituzionale per inserire il divieto di apologia del comunismo insieme al reato già previsto per il fascismo&quot;.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&quot;Siamo un Paese vergogna&quot;, attacca quindi Volontè, secondo il quale &quot;è necessaria una operazione verità sui 100 milioni di morti irrisi dai comunisti al governo. Staneremo uno per uno i fedeli amici di Lenin e dei suoi gulag&quot;. La proposta lanciata nei giorni in cui il suo capo Pier Ferdinando Casini è in viaggio di nozze, non ha trovato l'entusiasmo che Volontè presumibilmente valutava di raccogliere.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Finanche Roberto Calderoli, che è Calderoli, pur trovando l'iniziativa &quot;condivisibile&quot;, la ritiene &quot;superflua o comunque tardiva&quot;. E Gianfranco Rotondi, democristiano e moderato almeno quanto Volontè, ricorda che &quot;non esiste il comunismo, ma tanti partiti comunisti. Il comunismo italiano non ci ha negato la libertà, ma ce l'ha portata col sangue dei partigiani&quot;. L'amichevole osservazione di Rotondi forse rallenterà la raccolta delle firme alla quale, come ha annunciato, da domani il deputato vorrebbe destinare ogni energia.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Certo, Volontè non ha ancora chiarito, ma ne avrà tempo, quale sarà il destino di coloro che verranno &quot;stanati&quot;. Tra l'altro proprio di fronte al suo banco, e per giunta nella qualità di presidente dell'assemblea, è seduto un comunista: Fausto Bertinotti. Altri si trovano al governo, molti anche in Parlamento. Un illustre ex al Quirinale. Stanarli tutti sarebbe una fatica, per non dire dell'imbarazzo a lavorare sulla Carta Costituzionale frutto, purtroppo per Volontè, dell'opera (e dell'inchiostro) di parecchi comunisti.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fonte: Repubblica.it&lt;/p&gt;</description>
		<dc:date>2007-10-28T23:00:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
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	<item>
		<title>Vendetta preventiva e processo politico</title>
		<link>http://www.donchisciotte.net/officinainformazione/breve.php3?id_breve=245</link>
		<date>2007-10-28 17:39:42</date>
		<description>&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;
&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;DI LORENZO GUADAGNUCCI&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;comitato Verità e giustizia per Genova&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Accolgo l'invito del dottor Andrea Canciani a chiamare le cose con il loro nome e dico subito che la sua richiesta di pene fra i 6 e i 16 anni per i 25 imputati a Genova somiglia a una vendetta preventiva. E' anche contraria allo spirito della costituzione e quindi pericolosa. Cerco di spiegare queste valutazioni, che forse trascendono le stesse intenzioni del dottor Canciani e della dottoressa Anna Canepa, dei quali peraltro ho un ricordo positivo: furono loro a interrogarmi, come indagato per resistenza e associazione a delinquere, il 23 luglio 2001, all'ospedale Galliera dov'ero detenuto dopo il blitz alla Diaz. Il loro interrogatorio fu correttissimo e dal mio punto di vista rincuorante: intuii che credevano al mio racconto dei fatti e non alla versione falsa e vile fornita dalla polizia di stato.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Detto questo, credo che la richiesta di pene cosi' alte sia pericolosa sotto il profilo delle garanzie democratiche, perche' il reato di devastazione e saccheggio, con le enormi sanzioni che prevede (da 8 a 15 anni, salvo riduzioni o aumenti dovuti a attenuanti e aggravanti), e una volta applicato a manifestazioni politiche o sindacali, diventa uno strumento adatto a logiche autoritarie di appianamento del dissenso. Oltretutto e' una figura di reato sfuggente e assai opinabile. Chi puo' infatti fissare con certezza il confine fra il 'semplice' danneggiamento, punito con pene ragionevoli, e la devastazione e saccheggio? Si tratta di una norma civetta, celata nell'ordinamento democratico, ma puo' essere impugnata secondo una logica che democratica non e'.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Che ne siano consapevoli o meno, i pm Canepa e Canciani hanno avallato una concezione autoritaria della pena e del processo. Oltretutto, non possiamo ignorare che i pochi arresti avvenuti sul campo, mentre i reati venivano commessi, ad esempio in via Tolemaide, sono stati motivati con la resistenza a pubblico ufficiale. I 25 sono stati individuati a molti mesi di distanza, tramite foto e filmati, e si e' loro contestato un reato che nessuno ricordava piu' nelle aule di giustizia, visto che negli ultimi decenni e' stato utilizzato solo in rari casi riguardanti azioni teppistiche di gruppi di tifosi e mai per manifestazioni di piazza. E' stata una pietanza servita a freddo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Qui si arriva alla 'vendetta preventiva'. Abbiamo detto di chiamare le cose con il loro nome e allora diciamo senz'altro che i processi genovesi sono processi politici. Lo sono perche' il G8 del 2001 e' stato un punto di svolta nella storia recente d'Italia e perche' chiamano in causa i massimi vertici delle forze dell'ordine e il potere politico per palesi e reiterate violazioni dell'ordinamento costituzionale. Ebbene, fra i giudici e gli avvocati da tempo corre una voce: si dice che per arrivare a condanne contro gli oltre 70 agenti imputati per Diaz e Bolzaneto, condanne in qualche caso inevitabili, e' necessaria - prima - una 'sentenza esemplare' contro i 25. Solo a questa condizione per il potere politico e giudiziario e' 'accettabile' la condanna, sia pure solo in primo grado, degli alti funzionari e dirigenti di polizia imputati (i quali, e' bene ricordarlo, saranno comunque salvati dalla prescrizione). Se questa e' la logica, siamo all'aberrazione. Non si puo' giocare cosi' con la vita di 25 persone, che rischiano di passare anni in carcere per episodi di gran lunga meno gravi dei fatti contestati agli agenti imputati.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Voglio fare un esempio. Non prendero' il peggior caso possibile, bensi' il mio, giusto perche' lo conosco meglio di tutti gli altri. La notte del 21 luglio 2001 dentro la scuola Diaz mi hanno pestato selvaggiamente a colpi di tonfa usato a rovescio. Per proteggere la testa ho opposto le braccia, procurandomi squarci fino all'osso. Qualcuno sa dirmi che cosa mi sarebbe accaduto se per qualsiasi ragione - ad esempio debolezza fisica - non fossi riuscito a coprire la testa? Non ci voglio nemmeno pensare, ma ho ben presente quel che ha detto il dottor Michelangelo Forunier, uno degli imputati, al processo in corso a Genova:il tonfa, specie se usato in un certo modo, e' un'arma a tutti gli effetti. Sono parole di uno che se intende. Aggiungo che sono stato arrestato con accuse gravissime (le stesse contestate ai 25, con l'aggravante dell'associazione a delinquere) sulla base di prove costruite dalla stessa polizia.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Allora, ha senso che per arrivare a un'eventuale condanna a cinque, massimo sette anni con le aggravanti, per i capi dei picchiatori della Diaz (questi ultimi, com'e' noto, non sono fra gli imputati e non hanno subito nemmeno conseguenze disciplinari per la loro impresa), si debba passare per 25 condanne a complessivi 225 anni? Si dira' che la tesi della 'vendetta preventiva' e' solo una suggestione. Puo' darsi, ma la domanda diventa un'altra e non e' meno inquietante. Eccola: ha senso che un ragazzo ripreso da una telecamera in via Tolemaide mentre lancia un sasso che non colpira' nessuno - e lo lancia dopo una carica sbagliata e ingiustificata dei carabinieri - si prenda sei anni di galera e finisca davvero in prigione, mentre i funzionari e dirigenti imputati per la Diaz rischiano pene minori, sono certi di non andare mai in galera e nel frattempo hanno ottenuto gratifiche e promozioni, grazie a supremi dirigenti di polizia e ministri compiacenti? Come dobbiamo chiamare questa incontestabile verita'?&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Arrivo all'ultimo punto, che e' poi la mia riposta a questa domanda. Tutto quanto sta avvenendo in tribunale a Genova e, sul piano politico, intorno ai fatti i Genova, e' un palese tradimento della lettera e dello spirito della Costituzione. A Genova per piu' giorni furono soppresse le garanzie costituzionali, fu abiurato lo stato di diritto. Se la Costituzione fosse cosa viva, animatrice giorno per giorno della nostra vita pubblica, il dopo Genova sarebbe stato un cataclisma giudiziario e politico. Avremmo visto ministri e presidenti del consiglio chiedere scusa alla cittadinanza e alle vittime di tutte le violazioni - per strada, alla Diaz, a Bolzaneto, al Forte San Giuliano - compiute dalle forze dell'ordine. Tutti gli operatori coinvolti nelle operazioni sarebbero stati sospesi, i massimi dirigenti allontanati. Qualcuno sarebbe stato anche licenziato. Il parlamento avrebbe avviato un'inchiesta e progettato leggi di riforma delle forze dell'ordine. Il tema delle liberta' civili e del diritto al dissenso sarebbe stato percepito come un'autentica emergenza democratica. Come ben sappiamo, niente di tutto questo e' avvenuto e anzi tiene banco la requisitoria dei pm Canepa e Canciani.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La verita' - temo - e' che la nostra Costituzione e' come morta. Non anima piu' la vita istituzionale, non e' il il faro che illumina il parlamento, i tribunali, la vita di tutti i giorni. C'e' ancora tempo per rimediare, anche nell'ambito del processo ai 25. Ma dobbiamo davvero chiamare le cose con il loro nome ed essre tutti consapevoli di qual e' la posta in gioco: il futuro, se non il presente, delle garanzie costituzionali.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Lorenzo Guadagnucci&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;24.10.2007&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;</description>
		<dc:date>2007-10-28T16:39:42Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
	</item>
	
	<item>
		<title>Il terrore che annuncia la fortuna del mercato</title>
		<link>http://www.donchisciotte.net/officinainformazione/breve.php3?id_breve=246</link>
		<date>2007-10-26 00:00:00</date>
		<description>&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;
&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Finalmente troviamo sugli scaffali delle librerie l'ultimo lavoro di Naomi Klein che vi presentiamo accompagnato da un articolo uscito su &quot;il Manifesto&quot; e il video che Alfonso Cuarón, regista di Children of men, a prodotto dopo aver letto il libro.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;«Shock economy. L'ascesa del capitalismo dei disastri», la controstoria del neoliberismo di Naomi Klein.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;L'uso della crisi per imporre la privatizzazione dello stato&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una cosa è certa. Naomi Klein, dopo il successo di NoLogo, non è rimasta con le mani in mano. Si è nuovamente messa in viaggio, visitando o vivendo per brevi periodi in Argentina, Brasile, Sudafrica, Cile, Bolivia, Iraq, Sri Lanka, Thailandia, Libano, la Russia e ovviamente Stati Uniti. Da questi paesi ha inviato reportage, intervistato economisti e attivisti per giornali come «The Guardian», «The Nation», «New York Times». Nello stesso tempo ha accumulato informazioni su come stava cambiando il neoliberismo dopo l'attacco al World Trade Center di New York l'11 settembre di sei anni fa. Con il passare del tempo, tuttavia, ha maturato la convinzione che il capitalismo novecentesco presentava forti elementi di continuità ma anche di una grande discontinuità rispetto a quelli che la saggistica contemporanea chiama i gloriosi trent'anni, cioè il periodo di sviluppo economico e sociale seguito alla Seconda Guerra Mondiale che vedeva in molti paesi la forte presenza regolatrice dello stato nell'economia e nella vita sociale.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La continuità era data appunto dal welfare state, seppur nelle diverse traduzioni nazionali che esso ha avuto, e da un rapporto di dominio di alcuni paesi forti nei confronti di altri paesi «deboli», spesso usati come laboratori per spregiudicate politiche economiche che nel potente Nord avrebbero incontrato non poche resistenze da parte delle forze sindacali e politiche del movimento operaio e dagli altri movimenti sociali. Difficile, invece, era delineare le discontinuità. Ed proprio attorno alla discontinuità che Naomi Klein ha focalizzato la sua attenzione.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La costellazione neoliberista&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il risultato è un libro che può essere letto come controstoria del capitalismo contemporaneo e che ha come titolo Shock economy (Rizzoli, pp. 540, euro 20,50). Un titolo, quello scelto per l'edizione italiana, tuttavia meno efficace dell'originale The shock doctrine che introduce subito la tesi del volume: le crisi - economiche o sociali o politiche - e le catastrofi ambientali sono state usate per introdurre le riforme neoliberiste che hanno portato alla demolizione del welfare state.
Il volume conduce inizialmente nel pieno della guerra fredda. In quegli anni il futuro premio Nobel per l'economia Milton Friedman comincia a tessere la sua tela per costruire una rete intellettuale di studiosi a favore del libero mercato. E' un economista brillante, ma le sue proposte a favore della demolizione dell'intervento statale nella società e nell'economia sono ritenute troppo «estremiste» rispetto a quanto fanno le imprese e il governo di Washington. E tuttavia il suo centro di ricerche riceve finanziamenti da fondazioni private e dal governo. Milton Friedman sostiene già allora che le crisi possono essere usate per una «shockterapia» a favore del libero mercato.
Milton Friedman diventa l'agit-prop del neoliberismo, mentre i suoi discepoli sono inviati nel mondo a fare proseliti. Le sue ricette diventeranno poi i programmi di politica economica in Cile, Paraguay, Argentina, Brasile, Guatemala, Venezuela. C'è un piccolo problema. Sono programmi applicati con i carri armati nelle strade e la tortura sistematica nelle prigioni, mentre il numero dei desaparecidos diventa così alto che anche i media statunitensi non lo possono ignorare.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La parte del libro che parla degli anni Sessanta e Settanta racconta di golpe e uso sistematico della violenza contro gli oppositori politici e può apparire un deja vu di storie note da tempo. Ma è proprio sulla prima crisi del neoliberismo che Naomi Klein si sofferma. Il Cile, l'Argentina e il Paraguay sono laboratori che certo fanno arricchire molte multinazionali statunitensi, consentendo loro di appropiarsi di molte materie prima e di aprire nuovi mercati per le loro merci. Una specie di rinnovata accumulazione primitiva dislocata fuori dai confini nazionali. Per questi motivi vale la pena di finanziare, assieme a Washington, il terrorismo di stato cileno, argentino, brasiliano e paraguaiano. Ed è sempre in questo periodo che la rete intellettuale tessuta da Friedman si consolida e allarga allo stesso tempo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E' impressionante il lavoro fatto da Naomi Klein per ricostruire le carriere politiche, i legami d'amicizia, i rapporti di affari di uomini - da Dick Cheney a Donald Rumsfeld, da John Aschcroft a Domingo Cavallo, da Michel Camdessus a Paul Bremer a Paul Wolfowitz alla famiglia Bush - che passano da un consiglio di amministrazione di qualche multinazionale alla direzione di un think thank neoliberista, da posti di responsabilità in qualche governo agli uffici della Banca Mondiale o del Fondo monetario internazionale.
Quella finora raccontata è storia nota fuori dagli Stati Uniti. Naomi Klein lo sa, ma è consapevole anche che negli Stati Uniti è la storia appresa o svelata solo da una minoranza di attivisti o intellettuali radical. Da qui un'opera di sistematizzazione delle informazioni per raccontare la seconda ondata neoliberista, che ha, come la prima, un apostolo. E' un altro economista, si chiama Jeffrey Sachs, e vuol dimostrare come il libero mercato non sia incompatibile con la democrazia, come invece è accaduto in America Latina. È un vero e proprio «evangelista del capitalismo democratico» e vede nel crollo dell'Unione sovietica e del socialismo reale la migliore opportunità per conciliare la democrazia con le «leggi naturali» del business. Consiglia, ascoltato, la Polonia di Lech Walesa e la Russia di Boris Eltsin di una deregulation radicale delle loro economie. La sua ricetta sarà un fallimento, ma è a questo punto che la «shockterapia» trova un valido alleato nel Fondo monetario internazionale, oramai epurato da qualsiasi presenza di economisti legati ancora alle teoria di Lord Maynard Keynes. Il debito sarà l'arma vincente dei neoliberisti, che concederanno prestiti solo a condizione di una completa deregulation dell'economia. È il cosiddetto Washington consensus con il suo corollario di «programmi di aggiustamento strutturale». Come in passato le multinazionali faranno affari d'oro, ma Sachs come altri «evangelisti del libero mercato» sostiene che ora tocca a tutte le attività produttive o i servizi sociali gestiti dallo stato a dovere essere messi in vendita, anche a costo di sacrificare centinaia di migliaia di posti di lavoro sull'altare della competitività internazionale. La povertà, continuano a ripetere, è un effetto collaterale che sarà però tolto di mezzo dalla mano invisibile del mercato.
La «shockterapia» si nutre ormai di strategie di marketing, propaganda e falsificazione dei dati, miranti a dimostrare che il libero mercato è l'unica strada per sfuggire al declino economico e alla povertà di massa. E il consenso deve essere però conquistato con le elezioni, anche se questo può rallentare le «riforme».&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La politica woodoo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per rimuovere questo intoppo c'è una strategia ben affinata durante la «guerra del debito» in America Latina: creare il panico e poi fare pressioni affinché vengano adottate «terapie» economiche neoliberiste. La Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale sono quindi le istituzioni sovranazionali adatte all'obiettivo di limitare la sovranità popolare e esautorare i governi nazionali da qualsiasi autonomia decisionale. I programmi economici sono dunque stilati a Washington, ma la loro applicazione in loco è garantita da personale politico «fedele alla linea». Naomi Klein documenta come anche le crisi asiatiche degli anni Novanta hanno visto protagonisti il Fmi e la Banca mondiale, che hanno sapientemente orchestrato la crisi finanziaria per demolire qualsiasi presenza statale in economia. E quando la Thailandia, Filippine, Malaysia, Indocina e Corea del Sud capitoleranno di fronte al Fmi, un chicago boys scriverà un commento sul Financial Times in cui paragona la rivoluzione del libero mercato in Asia a una «seconda caduta del Muro».
In America Latina la situazione è diversa. Le dittature crollano una dopo l'altra e salgono al potere molte coalizioni di centrosinistra. E' il tempo, afferma Naomi Klein, della politica woodoo, caratterizzata da programmi elettorali keynesiani e successive politiche economiche rigidamente neoliberiste.
La matassa ingarbugliata che Naomi Klein pazientemente srotola illumina non tanto un comitato d'affari della borghesia, ma un trust di imprese che ha come business lo svuotamento dello stato di ogni funzione, compresa quella della guerra. E' la nascita dello «stato corporativista», come lo definisce l'autrice, dove una ristretta élite passa da un'impresa a cariche pubbliche senza nessun rispetto delle norme liberali contro il conflitto di interessi. Il «capitalismo dei disastri» deve tuttavia continuamente rinnovare l'insicurezza sociale. L'11 settembre è da questo punto di vista una manna per i neoliberisti. La «guerra al terrore» diviene così la retorica dietro cui offuscare la svendita della difesa nazionale alle imprese private e il pieno controllo del petrolio.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Con l'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq il warfare, cioè l'uso della guerra per rilanciare l'economia, è elevato a sistema, perché la guerra al terrore è una guerra totale che coinvolge non solo il settore militare ma tutta la società. Illuminante è, a questo proposito, il capitolo che la giornalista canadese dedica a Israele, individuando nello sviluppo dell'industria hig-tech della sicurezza e nell'arrivo dei ebrei dell'Europa dell'est dopo la caduta del Muro di Berlino due delle chiavi interpretative, centro non le uniche, del passaggio da un'ipotesi di pace con i palestinesi alla funerea passeggiata di Ariel Sharon nella spianata delle moschee che dà il via alla seconda Intifada. I profughi dell'est europeo possono sostituire la forza-lavoro palestinese a basso prezzo, mentre le imprese high-tech possono offrire le loro merci al mondo intero, visto che la guerra al terrore è la guerra della civiltà occidentale contro i suoi nemici.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;L'economia della catastrofe&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quando Naomi Klein comincia ad analizzare gli effetti devastanti dell'uragano Kathrina e dello Tsunami, scopre che anche qui le catastrofi sono utilizzate dal Fmi come mission creep, cioè espansione indebita di una missione, in questo caso della macchina pubblica. Gli ultimi baluardi dello stato come garante della convivenza sociale sono messi sotto attacco. New Orleans è diventato il laboratorio di questo ulteriore privatizzazione dello stato. Così come lo Tsunami viene utilizzato per trasformare alcune ragioni o nazioni (Sri Lanka, Thailandia e Maldive) nel club vacanze delle élite globali.
Il capitalismo dei disastri è così narrato. Naomi Klein, così come aveva fatto con NoLogo, non vuol costruire una teoria sullo sviluppo capitalistico. È un'ottima mediattivista e giornalista investigativa che si pone sempre la domanda giusta: come organizzare la resistenza al neoliberismo. Certo la sua difesa del welfare state può apparire ingenua, ma quando comincia ad elencare cosa fanno e cosa propongono i movimenti sociali il suo è un keynesismo che apre le porte all'autogoverno da parte dei movimenti sociali e a una democrazia radicale.
Shock economy è dunque un libro ambizioso, perché vuol fornire una mappa del «capitalismo dei disastri». È certamente un affresco sulla riorganizzazione del capitalismo dopo l'11 settembre e comincia a individuare i suoi punti di forza, le imprese leader che stanno emergendo, la sua vocazione globale. Ma individua anche i suoi punti deboli. È cioè una mappa utile da leggere anche per prepararsi e resistere alla prossima ondata di shockterapia, alimentata dalla prossima catastrofe ambientale o dalla prossima tappa della guerra preventiva. O dall'annunciato e italianissimo taglio alle spese sociali per contrastare il declino economico&lt;/p&gt;</description>
		<dc:date>2007-10-25T22:00:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
	</item>
	
	<item>
		<title>La legge Levi-Prodi e la fine della Rete</title>
		<link>http://www.donchisciotte.net/officinainformazione/breve.php3?id_breve=244</link>
		<date>2007-10-20 11:44:40</date>
		<description>&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;
19 Ottobre 2007&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all'informazione sotto sotto questi sono tutti d'accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell'Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L'iter proposto da Levi limita, di fatto, l'accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all'albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: &#8220;Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l'Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere&#8221;.
Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.
Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ps: Chi volesse esprimere la sua opinione a Ricardo Franco Levi può inviargli una mail a : levi_r@camera.it&lt;/p&gt;</description>
		<dc:date>2007-10-20T09:44:40Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
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	<item>
		<title>9 novembre, sciopero generale e generalizzato</title>
		<link>http://www.donchisciotte.net/officinainformazione/breve.php3?id_breve=241</link>
		<date>2007-10-20 11:37:00</date>
		<description>&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;
9 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il Protocollo del 23 luglio, concordato tra il governo Prodi e i sindacati amici Cgil-Cisl-Uil e riguardante precarietà, pensioni e stato sociale, porta un micidiale attacco alle condizioni di vita e di lavoro di salariati/e, pensionati, precari, giovani, disoccupati, massacra definitivamente le pensioni e vuole rendere eterna la precarietà del lavoro e di vita per milioni di persone, proseguendo sulla nefasta linea del liberismo berlusconiano e della convinta e amichevole alleanza con il padronato.
Il Protocollo va cancellato tramite una lotta ampia e una grande mobilitazione sociale. Invitiamo i movimenti sociali, le reti, le organizzazioni e i singoli che intendono battersi contro la distruttiva politica economica e sociale del governo Prodi, a lavorare insieme a noi per generalizzare e diffondere su tutto il territorio nazionale lo Sciopero Generale che, insieme a CUB, SdL e altre organizzazioni sindacali, abbiamo convocato per l'intera giornata del 9 novembre.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Lo Sciopero Generale di tutte le categorie pubbliche e private è indetto contro l'Accordo del 23 luglio, per la redistribuzione del reddito, la difesa ed il rilancio del sistema previdenziale pubblico e dello stato sociale (scuola, sanità, casa, trasporti), l'aggancio delle pensioni alle dinamiche retributive e inflattive, per salari europei, rinnovi contrattuali veri, lavoro stabile e tutelato e diritto al reddito, contro la guerra e per il taglio drastico delle spese militari.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Durante lo sciopero in decine di città italiane si svolgeranno manifestazioni di piazza.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Piero Bernocchi, Confederazione COBAS
http://www.cobas.it/&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;7 OTTOBRE ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gli accordi tra governo e Cgil-Cisl-Uil del 23 luglio costituiscono un pesantissimo attacco alle condizioni di vita e di lavoro dei salariati/e e di vastissimi settori popolari, massacrano ulteriormente le pensioni, eternalizzano e stabilizzano la precarietà del lavoro e di vita per milioni di giovani e meno giovani.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questi accordi vanno respinti, organizzando la più ampia mobilitazione sociale. Invitiamo i movimenti sociali, le reti, le organizzazioni e i singoli che intendono battersi contro la distruttiva politica economica e sociale del governo Prodi, per bloccare il Protocollo del 23 luglio, per potenziare la lotta contro le spese militari e le basi Usa e Nato (a partire dal sostegno totale alla lotta della popolazione di Vicenza e alla manifestazione del 15 dicembre), a partecipare all'Assemblea Nazionale del 7 ottobre a Roma.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'Assemblea ha innanzitutto lo scopo di organizzare la più diffusa mobilitazione unitaria intorno allo sciopero generale del 9 novembre di tutto il lavoro dipendente, da estendere e generalizzare a livello sociale e su tutto il territorio metropolitano, da preparare con assemblee e iniziative in tutte le città. Nell'Assemblea vogliamo anche discutere, a partire da questi temi, la promozione di una manifestazione nazionale a Roma (data proposta 24 novembre), nonché la possibilità di giungere ad un Patto unitario permanente contro la precarietà di vita e di lavoro, per la difesa e l'estensione dei diritti sociali, al lavoro, al reddito, a pensioni adeguate per tutti, alla casa, all'istruzione, alla salute, ai beni comuni.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ASSEMBLEA 12 SETTEMBRE
delle Reti e organizzazioni contro l'accordo del 23 luglio e per i diritti sociali&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fonte: http://www.errenews.altervista.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=629&lt;/p&gt;</description>
		<dc:date>2007-10-20T09:37:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
	</item>
	
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		<title>Diserzione e resistenza: due lettere dai soldati americani a Vicenza, all'Italia</title>
		<link>http://www.donchisciotte.net/officinainformazione/breve.php3?id_breve=240</link>
		<date>2007-10-20 11:33:05</date>
		<description>&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;
&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le lettere che seguono sono state scritte da CHRIS CAPPS-SCHUBERT, veterano della guerra in Iraq e disertore, e da JAMES CIRCELLO, del movimento di resistenza tra i militari (GI Resistance movement). Sono rivolte a Vicenza, a tutte le donne e gli uomini italiani.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Agli uomini e alle donne della comunità di Vicenza, a tutti i gruppi che appoggiano il movimento No Dal Molin, oltre a tutti gli Italiani, gli Americani e le persone del mondo che lottano unite contro il militarismo e l'imperialismo degli Stati Uniti:&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il mio nome è James Circello. Ero nello fanteria aviotrasportata degli Stati Uniti. Ho prestato servizio con gli stessi uomini e donne che inondano le strade delle vostre città ogni giorno.
Come rappresentante dell'America, mi sono sentito fortemente imbarazzato quando ho visto girovagare centinaia di Americani ubriachi per le strade di Vicenza e nei dintorni.
Ho tratto ispirazione dalla gente italiana che ho visto organizzarsi e scendere in piazza. Pronti a scioperare pressochè ogni settimana per i diritti dei lavoratori. Non tanto tempo fa ho assistito a migliaia e migliaia di manifestanti riempire le strade di Vicenza per mandare un messaggio ai politici italiani e americani e ai leader militari, un messaggio contro l'acquisto e l'utilizzo della base Dal Molin da parte degli Americani. Parliamoci chiaro, questa base verrà usata per perpetuare la guerra, per continuare a occupare il Medio Oriente, e mi congratulo con la gente europea e del mondo che ha opposto la forza della verità alla forza del potere, per alzarsi in piedi e dire no.
Attualmente sono negli USA ma solidale con la vostra lotta e vorrei poter esser con voi nelle strade.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Proprio in questo momento sto vivendo personalmente questa stessa lotta. Una lotta che è cominciata quasi sei anni fa, quando mi sono arruolato nelle forze armate americane. Sembravo un ingenuo di soli 23 anni quando mi sono arruolato, ma mi sono ben presto reso conto che qualcosa non andava nell' America e nella costante necessità di costringere altri popoli a piegarsi al nostro volere e alle nostre esigenze.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Oggi come negli anni passati l'America necessita petrolio. Questo costante bisogno alimenta e guida la nostra economia, portando le famiglie al lavoro, i bambini a scuola e gli eserciti alle terre innocenti.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questo è il motivo per cui gli Americani continuano ad occupare le terre dei poveri del Medio Oriente: instaurando governi fantoccio ed emanando costituzioni prefabbricate. Non è questo il paese per cui mi sono arruolato volontariamente per la difesa. L'America non è il paese per cui voglio dare la mia vita. I pochi al potere si arricchiscono sulle spalle di tanti.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E quei tanti sono i poveri.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vi chiedo, se pensate agli Americani non ci identificate con George W. Bush o Dick Cheney. Questi non hanno l'appoggio della gente, e non ce l'ha neanche il Congresso che continua a consolidare e appoggiare questa Guerra al Terrorismo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per pronunciarci contro questa guerra. A volte si fa orecchie da mercante. Altre il tutto viene riportato in modo inappropriato dai Media, che continuano a supportare questa strategia. Altre volte ancora sembra che non si possa far nulla per fermare questa occupazione illegale e immorale del Medio Oriente. Ci sono piccole vittorie, ma niente che abbia fatto svegliare gli Americani. A oggi, la maggior parte degli Americani vuole che le truppe ritornino a casa subito. Circa il 75% degli Americani si oppone alla guerra, si tratta di circa 200 - 220 milioni di persone.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sebbene vi siano 200 milioni contro la guerra è estremamente difficile mobilitare 100 mila persone per marciare sul Campidoglio in un fine settimana. Gli Americani sono stanchi. Abbiamo accumulato questa stanchezza attraverso i pessimi stipendi e la mancanza di cure sanitarie per milioni di lavoratori. Ci sono persone che devono fare due o tre lavori per rimanere a galla.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Altre che non ce l'hanno fatta quando gli uragani Katrina e Rita hanno distrutto New Orleans e la costa sud degli Stati Uniti. Americani senza tetto. Rifugiati. Mentre le compagnie assicurative traggono profitto. Ancora una volta il Governo ha tradito la fiducia del suo popolo. E ancora una volta sono i poveri che soffrono e muoiono.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;A tutt'oggi si può notare appena qualche miglioramento da cui tuttavia sono rimaste completamente escluse alcune comunità. Lo so perché sono stato lì fino a pochi mesi prima. Ho visto il disastro che rimane lì ancora oggi.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dov'è il nostro Governo?&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Continuano a fare la guerra ai poveri dell'America e ai poveri del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La vera ragione per cui sto scrivendo questa lettera è informarvi tutti pubblicamente che al momento si sta affermando una resistenza all'interno delle forze armate statunitensi. Non è ancora grande quanto il Vietnam, ma sta crescendo. Migliaia di soldati Americani si stanno rifiutando di combattere e prendere parte a queste occupazioni. Migliaia si allontanano senza permesso (AWOL - Absent without leave). Molti fuggono in altri paesi, come Canada e Europa. Questi soldati hanno bisogno del vostro appoggio. Hanno bisogno di tutto l'appoggio possibile dall'Europa. Si tratta di una questione fondamentale occultata dai Media.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Io stesso chiedo il vostro appoggio, da persona che ha deciso di non restare impalato di fronte all'Impero Americano e di opporsi. Per ribadirgli che mi rifiuto di combattere e fare la guerra contro i poveri e gli innocenti nel Medio Oriente, solo perché i loro paesi hanno il petrolio e il colore della loro pelle e la loro religione è diversa dalla mia.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il regime di Bush non può parlare a nome del popolo Americano.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Io sono stato un sergente nella 173esima brigata aerotrasportata e dal 10 Aprile 2007 mi sono allontanato senza permesso (AWOL) dalla Caserma Ederle. Da allora ho partecipato a molte manifestazioni, conferenze e ho fatto molte interviste pronunciandomi contro l'occupazione. Continuo a girare il Paese per dare il mio supporto al movimento di resistenza tra i militari (GI Resistance movement). Per parlare con la gente dei crimini che si stanno compiendo in Iraq. Per parlare con i ragazzini che hanno intenzione di arruolarsi e spiegare a loro come sarebbe esattamente la loro vita.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La guerra in Iraq è una guerra di aggressione, sotto lo slogan &#8220;Non dimenticheremo mai&#8221;; la famosa dichiarazione dell'11 Settembre 2001. Bene, ho qualcosa da dire alla gente del mondo e alla gente di questa amministrazione, così come ai membri del Congresso Americano:&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non dimenticheremo mai. Assolutamente.
Non dimenticheremo mai che gli uomini che hanno dirottato quegli aerei l'11 Settembre 2001 non erano Iracheni.
Non dimenticheremo mai che l'Iraq non aveva armi di distruzione di massa quando noi li abbiamo invasi.
Non dimenticheremo mai che quelle armi di distruzione di massa che l'Iraq effettivamente aveva anni prima, gli erano state vendute dal Governo Americano.
Non dimenticheremo mai i milioni di Iracheni: uomini, donne e bambini che hanno sofferto a causa della dittatura di Saddam Hussein, la Guerra Iraq-Iran, la Guerra del Golfo, l'Uranio impoverito, anni di sanzioni illegali, la strategia &#8220;Shock and Awe&#8221; (terrore e sgomento), la &#8220;liberazione&#8221; dai tiranni, tutto questo solo per trovare un altro tiranno che lo sostituisca.
Non dimenticheremo mai 2 milioni di Iracheni: uomini, donne e bambini oggi profughi nel loro stesso paese.
Non dimenticheremo mai 1,5 milioni di rifugiati in Siria, 775 mila rifugiati in Giordania e circa 200 mila rifugiati in Egitto.
Non dimenticheremo mai 1 milione di morti Iracheni: uomini, donne e bambini dal Marzo del 2003.
Non dimenticheremo mai i circa 100 mila Iracheni fuggiti dal paese ogni mese dal Marzo del 2003.
Non dimenticheremo mai vedove, vedovi e orfani di questi morti.
Non dimenticheremo mai gli effetti dell'Uranio impoverito delle munizioni Americane che hanno ricoperto i paesi del Medio Oriente.
Non dimenticheremo mai l'aumento del tasso di mortalità infantile. Le fogne a cielo aperto. La violenza settaria che non si è mai vista in Iraq prima che noi insediassimo un Governo filoamericano.
Non dimenticheremo mai la distruzione &#8220;Shock and Awe&#8221; che ha distrutto tutte le infrastrutture Irachene.
Non dimenticheremo mai Abu Ghraib.
Non dimenticheremo mai gli uomini e le donne scomparse a Guantanamo e le altre carceri segrete americane.
Non dimenticheremo mai gli Iracheni che quotidianamente vengono freddati da stanchi adolescenti americani ai posti di blocco stradali.
Non dimenticheremo mai i suoni di IED (dispositivi esplosivi improvvisati) diretti non ai soldati americani ma bensì alla politica americana.
Non dimenticheremo mai le donne e i bambini colpiti indiscriminatamente dopo un'esplosione IED perché stavano lavorando negli orti, e che spaventati hanno iniziato a correre.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non dimenticheremo mai che la Guerra è di fatto Terrorismo. E l'America è il più grande promotore del terrorismo.
Non dimenticheremo mai che gli uomini, le donne e i bambini del Medio Oriente possono essere dello stesso colore di Saddam Hussein, ma non hanno la sua faccia. Loro non sono lui. Loro non meritano quello che hanno dovuto subire.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non so cosa succederà quando mi consegnerò alla polizia, ma accetterò serenamente qualunque conseguenza.
Non chiedo Congedo Onorevole dal Governo e dall'Esercito che non sono loro stessi onorevoli. Dunque vi chiedo ancora una volta di stare dalla parte di questi Uomini e Donne Americani che rifiutano l'occupazione e la guerra.
E che voi siate con me.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Con voi nella lotta,
James Circello
8 Ottobre 2007&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Saluto ancora una volta la popolazione di Vicenza. Ritorno tra voi felice di sapere che esistono soldati con una coscienza morale anche qui a Vicenza. Si tratta della prova assoluta che non tutti rientrano nello stereotipo del killer a sangue freddo che alcuni di noi abbiamo in mente quando pensiamo ai soldati. Come alcuni di voi avranno già sentito, la scorsa primavera due soldati se ne sono andati da Vicenza e attualmente si trovano negli Stati Uniti, dove sono definiti &#8220;allontanatisi senza permesso&#8221; dalle autorità militari, in modo simile alla mia situazione in passato. Attendono il momento il momento giusto per consegnarsi alle autorità e rischiare un periodo in carcere, una realtà che preferiscono affrontare come alternativa alla possibilità di trovarsi inviati in Afghanistan. Ho inviato ad entrambi dei messaggi, e insieme hanno dichiarato la volontà di aprire una corrispondenza con il movimento No Dal Molin. Ritorno a Vicenza per dirvi che questi soldati non sono gli unici tra i loro commilitoni a provare una forte opposizione alla guerra, sono semplicemente coloro che fino ad ora hanno il coraggio e la coscienza di agire di conseguenza, Essi rappresentano soltanto la punta dell'iceberg e sono solo gli esempi più estremi del risentimento nei confronti di questa guerra che si è diffusa all''interno delle stesse forze armate. Perfino quelle persone all'interno del mio reparto che erano contrari alla mia presa di posizione e alla mia attività attuale comunque provano una forte opposizione questa guerra. Sono felice di trovarmi di nuovo qui tra persone che disapprovano questa guerra e le ricadute che ci saranno nella vostra comunità. Spero che da qui a poco assisteremo alla fine dell'espansione delle operazioni militari statunitensi a Vicenza, e anche in Iraq e in Afghanistan.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vi ringrazio,
Chris Capps&lt;/p&gt;</description>
		<dc:date>2007-10-20T09:33:05Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
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